Recensione con intervista: Dove ghiaccio attende di Matteo Bertone - Leggendo Romance



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Recensione con intervista: Dove ghiaccio attende di Matteo Bertone

Dove ghiaccio attende di Matteo Bertone recensione
Copia digitale fornita dalla casa editrice

Recensione di Dove ghiaccio attende, romanzo di Matteo Bertone, in uscita il 14 maggio per AltreVoci Edizioni.

Oggi ho la possibilità di parlarvi di Dove ghiaccio attende e del fascino dei luoghi e della scrittura di Matteo Bertone

Perché ho voluto leggerlo?

  • Perché io amo la montagna e la pace che si respira nella natura, e in questa storia gli stupendi panorami della Valle D'Aosta e i suoi ghiacciai hanno un ruolo fondamentale per il protagonista
  • Perché Guido è un uomo che deve trovare la sua strada, capire quale direzione prendere e questo fa riflettere anche il lettore sull'importanza
Ma non è tutto, perché in questo post trovate non solo la mia opinione sul romanzo, ma anche l'intervista che l'autore mi ha gentilmente concesso.

DOVE GHIACCIO ATTENDE
Matteo Bertone

Dove ghiaccio attende di Matteo Bertone



Genere: Narrativa contemporanea
Serie: autoconclusivo
Editore: AltreVoci edizioni
Pagine: 256
Prezzo cartaceo: €. 15,90
Prezzo digitale: €. 5,99
Link acquisto: AltreVoci Edizioni




Dopo otto anni di convivenza, Guido e Giorgia decidono di sposarsi. Per festeggiare il suo addio al celibato, Guido raggiunge un rifugio alle pendici di un ghiacciaio della Valle d’Aosta, a quasi tremila metri di quota, gestito dal suo amico André. Frustrato da una situazione lavorativa stagnante e assediato dalla preoccupazione per la salute del padre, Guido trova pace solo camminando nella natura, nei boschi, lungo le valli e verso le cime. Una passione maturata nel tempo, forse stimolata proprio da André che, a quarant’anni, ha cambiato vita e si è trasferito in montagna. 

Lassù ripensa alla sua vita, alla sua famiglia e alle sue scelte, anche grazie all’incontro con Haruki, misterioso turista giapponese, e Amanita, libera, selvatica e allegra giardiniera abruzzese, che viaggia da sola tra le montagne. L’amicizia con la ragazza, però, mette in discussione le poche certezze di Guido e il momento del distacco provoca in lui sentimenti contrastanti. In quei giorni lontano da tutto, scopre una dimensione nuova, fatta di fatica e meraviglia, di silenzio e condivisione, di storie che s’incontrano e si riconoscono. 

Al ritorno in città, rassegnato a ricominciare la sua vita di sempre, trova ad attenderlo una sorpresa: lo zio Pietro, sparito da molti anni per ragioni mai del tutto chiarite. 

Dove ghiaccio attende ci racconta quanto sia importante, nei momenti di difficoltà, cambiare prospettiva per trovare il giusto sentiero, per imparare, o ricominciare, a vivere. Perché anche al ghiaccio, così solido e compatto da sembrare eterno, difficile persino da scalfire, basta un aumento delle temperature per essere in pericolo, per far emergere la sua fragilità.


Protagonista

Guido è un uomo che si sta rimettendo in discussione, anche se la strada che sta percorrendo sembra ormai essere scritta, in realtà, dentro di lui qualcosa si ribella. Guido ha uno spirito libero che non ha quasi mai lasciato venire a galla, gli unici momenti che lo hanno fatto sentire davvero in comunione con sé stesso sono quelli passati in montagna. È un protagonista che sta cercando di superare un conflitto interiore che sente sempre più pressante, ma  è anche un uomo di cuore, leale, legato alla famiglia, responsabile; un uomo che sente il desiderio di ritrovare quella parte di sé più coraggiosa, libera, inafferrabile.

Giorgia, la fidanzata di sempre, quella metà che è diventata una presenza costante e irrinunciabile. Giorgia ha un carattere diverso da Guido: concreta, realista, forse un po' troppo concentrata su di sé.  Giorgia sembra aver già chiara la sua strada.

André è uno spirito libero, ha lasciato tutto per trasferirsi in montagna, dove ora vive e lavora. Scanzonato, inafferrabile, ma anche molto trasparente e diretto. 

Haruki è un turista giapponese che sta visitando la montagna dove ha conosciuta quella che è sempre stato l'amore della sua vita. Un uomo silenzioso capace di aprirsi solo al momento giusto. Un estraneo che diventa per Guido un amico che gli regala degli insegnamenti.

Amanita è una turista che ama la propria libertà, vive di natura, fa la giardiniera e sembra che per lei ogni momento sia quello giusto per cambiare strada. Allegra, simpatica ma anche in sintonia con Guido e le sue passioni.

La storia

Guido decide di partire per qualche giorno e andare in montagna a trovare il suo amico André. La Valle D'Aosta ha paesaggi irti e incantati, ed è proprio lì che Guido riesce a ritrovare sé stesso, immerso in quei luoghi e in quella natura che lo hanno sempre fatto sentire nel posto giusto.

Sta vivendo un momento di crisi: il matrimonio imminente, il padre malato, un lavoro che non lo soddisfa. 

Solo, tra le montagne, ha la possibilità di riflettere su sé stesso, di ritrovare quella parte spensierata e più libera che preme per trovare il suo spazio. Ci vorranno delle nuove conoscenze e delle nuove sensazioni a smuoverlo. Quando giunge il momento di ritornare a casa, anche il resto della sua vita sembra voler prendere una piega diversa. Gli avvenimenti improvvisi lo mettono davanti a realtà diverse da quelle sempre conosciute, che lo costringono ad aprire gli occhi e, forse, a realizzare finalmente sé stesso.

Stile dell'autore

Matteo Bertone è riuscito a trasmettermi tutta la bellezza e la magia della montagna, grazie alle sue descrizioni affascinanti e attraverso gli occhi del suo protagonista. Uno stile semplice, scorrevole, dettagliato che sa scandagliare l'animo umano e permette al lettore di immedesimarsi nella storia.

Opinioni e sensazioni

Aria nuova, libertà, voglia di ritrovarsi; queste sono le sensazioni che ho provato leggendo questo romanzo. Bertone mi ha permesso di vivere quell'atmosfera di montagna che amo così tanto, ma soprattutto è riuscito a raccontarmi la storia di un momento di cambiamento. In Guido ci si può ritrovare, si può riconoscere sé stessi a vivere uno di quei momenti di insoddisfazione e di agitazione interiore che accadono spesso. 

Dove ghiaccio attende è una lettura che sa portarci per mano attraverso la presa di coscienza di sé, ci insegna come un cambio di prospettiva, a volte, sia necessario per riportarci verso la nostra realizzazione. 

Bellissima lettura! 




Buongiorno Matteo, grazie per aver accettato questa intervista. 
Vorrei iniziare subito chiedendoti qualche parola su di te per presentarti ai lettori
MB: Questa è senza dubbio la domanda più difficile. Sono di Vercelli, ho superato i 40 anni, lavoro nella comunicazione per un’azienda del settore salute, e pur vivendo fra pianure e risaie amo visceralmente la montagna. Sono un lettore forte, uno di quelli che leggono più di 40 libri all’anno, e da sempre vivo circondato dai libri. Amo gli animali (ho due gatte ma vorrei un cane), la musica (ho una libreria di vinili e CD piuttosto ingombrante), e gli alberi. 
Dove ghiaccio attende è una storia che ha catturato subito la mia attenzione perché mi sono ritrovata nella passione del protagonista per la natura e per come questa gli dia pace.  Vorrei chiederti, anche tu hai la passione per la montagna? Quanto di te c’è nel protagonista del tuo romanzo?
MB: La passione per la montagna mi accompagna da molto tempo, soprattutto l’amore per i luoghi più selvaggi, i boschi, i sentieri meno battuti, ovunque si possa godere davvero di quei silenzi che parlano attraverso il vento, il fruscio o lo scricchiolio delle foglie, la voce dei torrenti. Ed è questo il punto di contatto più forte fra me e Guido, il protagonista. Condividiamo la stessa passione, ed è come se camminassi accanto a lui, nella storia, come se lo accompagnassi, quando raggiunge le cime e scopre come quella dimensione sia in grado di aiutarlo a trovare la strada giusta. 
La storia di Guido è una storia che potrebbe essere vissuta da molti. Ti sei ispirato a qualcosa di reale o tutto è stato dettato dalla tua immaginazione?
MB: L’ispirazione per il romanzo deriva proprio dalle mie escursioni in quei luoghi – il rifugio Deffeyes e dintorni, in particolare, ma anche la Val Vogna - che hanno saputo parlarmi e trasmettermi emozioni e sensazioni di cui avevo bisogno, soprattutto in certe fasi della vita. La storia di Guido però è inventata, me l’ha raccontata lui mentre scrivevo, mi ha indirizzato e mi ha spiegato cosa fosse successo, chi avesse incontrato, quali fossero i suoi pensieri. Lascio che siano le storie stesse a guidarmi, non progetto niente a tavolino. Il lavoro di editing e riscrittura e revisione viene dopo.  
La Valle d’Aosta fa da sfondo alla storia. C’è un motivo particolare per cui hai scelto questi luoghi?
MB: Il motivo è quello che ti dicevo prima, l’amore per certi territori, unito al fatto che, seppur in modo discontinuo, la frequento da molti anni, fin da quando ero bambino, perciò ci sono molto affezionato. 
André, l’amico di Guido, sembra avere quella libertà e quel coraggio che a lui è mancato, ma che ora in qualche modo sta prendendo forma. Come descriveresti questo personaggio e qual è il suo ruolo principale?
MB: André è il personaggio a cui Guido vorrebbe somigliare. Vorrebbe essere libero come lui, avere il coraggio di mollare tutto come ha fatto lui, eppure sembra non riuscirci. Noi tutti abbiamo piccoli o grandi conflitti interiori, conviviamo con altre versioni di noi stessi, e la vita ci porta sempre a nascondere o abbandonare qualcosa della nostra natura, a scegliere una strada. È come se André fosse quella parte di sé che Guido ha dovuto abbandonare. 
Mi piacerebbe che descrivessi i personaggi del tuo romanzo ognuno con qualche aggettivo che li contraddistingue.
MB: Guido è tenace, emotivo, curioso, fragile, inquieto, attento, silenzioso. Giorgia ostinata, allegra, puntigliosa, energica, attiva, concentrata su se stessa.  André quieto, autentico, empatico, imprevedibile, affascinante, amichevole. Amanita briosa, spensierata, diretta, profonda, libera, tenace, energica. Haruki fiero, pacato, saggio, determinato, meticoloso, misterioso. Pietro solido, docile, conciliante, paziente, sincero.    
Oltre a Dove ghiaccio attende hai scritto molti altri romanzi e racconti. Come è nata questa tua passione?
MB: Più che passione la chiamerei ossessione. È iniziata un po’ per caso ormai più di vent’anni fa, poi è cresciuta, si è evoluta e a un certo punto è diventata una cosa seria. Ciò che conta per me, oggi, è continuare a migliorare, a evolvere, lavorando incessantemente alla mia scrittura e soprattutto leggendo tantissimo. Mi interessa dar vita a storie che abbiano un valore letterario, nel mio piccolo, e che possano incontrare l’interesse di un editore per poterci poi lavorare assieme, farle crescere, migliorarle. Da soli non si arriva da nessuna parte.  
Cosa vorresti comunicare con la storia di Guido? Cosa speri che il lettore possa provare durante la lettura?

MB: Quando scrivo una storia mi concentro solo sulla storia, sui personaggi, sulle loro scelte, sui dialoghi, ed è proprio lavorando sulla costruzione della storia che alla fine può affiorarne il senso. Non c’è mai un lavoro inverso, non parto mai da ciò che voglio o vorrei comunicare. Mi interessa che i lettori possano trovare un messaggio o un senso in cui possano identificarsi. Oltre a questo però, mi piacerebbe che da questa storia emergesse un modo di vivere la montagna, di praticarla, fatto di fatica e meraviglia, rispettoso e sostenibile, che ne preservi la biodiversità. 
Siamo giunti alla fine di questa breve intervista. Vorresti aggiungere qualcosa in merito al romanzo?
MB: Grazie per l’opportunità. Posso aggiungere solo un messaggio beneaugurante: ci vediamo sui sentieri! 

Grazie ancora a Matteo Bertone per la disponibilità, e in bocca al lupo per questa nuova pubblicazione!



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